Storia della pedagogia

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  • 1270

    Raimondo Lullo (1232 – 1316)

    Tra le opere più note di Llull è il Romanç d'Evast e Blaquerna, scritto in prosa in catalano verso il 1284, ricco di idee, di vita e di spiritualità, nel quale espone anche il suo progetto educativo; una sezione dell'opera, un vero e proprio libro nel libro composto dall'eroe eponimo durante l'eremitaggio, è il Libre de amic i amat, composto di 366 metàfores morales, che espone il viaggio che deve fare il credente (l’amico) che si era allontanato dall’amato (Dio).
  • Comenio - Il padre dell'educazione moderna

    Giovanni Amos Comenio è stato un teologo, pedagogista, filosofo, grammatico, scrittore, educatore, insegnante, poligrafo e pacifista ceco. La sua fama e le sue dottrine sono dovute non solo alla vita da rifugiato religioso e alla difesa dell'istruzione pubblica e della scuola materna paritaria, ma anche alla sua enorme conoscenza e alle sue innovazioni letterarie. Pensatore tra i più importanti del Seicento, viene considerato il padre dell'educazione moderna.
  • John Locke (1632 – 1704)

    Nell'ottica liberale e empirista propria del suo pensiero, Locke ritiene che nell'educazione del fanciullo vadano contenuti gli aspetti più propriamente repressivi, quali le punizioni corporali, mentre va incoraggiata l'espressione diretta e spontanea dell'attività conoscitiva, ad es. attraverso il ruolo dell'attività fisica, nonché mediante le attività pratiche in generale, che consentano l'apprendimento diretto di quelle idee semplici, che sono alla base dello sviluppo della conoscenza umana.
  • Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

    Dal primo "Discours" emergevano già i tratti salienti della filosofia rousseauiana: un'aspra critica della civiltà come causa di tutti i mali e le infelicità della vita dell'uomo, con il corrispondente elogio della natura come depositaria di tutte le qualità positive e buone. Questi e altri suoi scritti (soprattutto "l'Émile", 1762, sulla pedagogia) vennero condannati e contribuirono a isolare Rousseau rispetto all'ambiente culturale del suo tempo.
  • Immanuel Kant (1724 – 1804)

    L’approccio kantiano esercita una spinta positiva nei confronti dell’uomo: la fiducia nell’essere umano porta il pensatore a vederlo come artefice di un miglioramento della sfera sociale. Elargire un’educazione al giovane senza curare le relazioni con la società lo porterà ad una formazione tale da riuscire a cambiare in meglio la stessa società di cui fa parte.
  • La pedagogia della Bildung (Schiller, Goethe, Von Humboldt)

    È il tema pedagogico dominante del neoumanesimo tedesco, risolto in direzione di un ideale di uomo integrale, capace di accordare in sé sensibilità e ragione, di sviluppare sé stesso in piena libertà interiore e di organizzarsi attraverso un vivo rapporto della cultura, come personalità armonica. La Bildung è tensione spirituale dell'io, contatto profondo con le varie sfere della cultura e coscienza di una crescita interiore verso forme di personalità sempre più complesse ed armoniche.
  • Johann Heinrich Pestalozzi (1746 – 1827)

    Nell'ambito della pedagogia la stagione romantica ha prodotto un profondo rinnovamento teorico che ha attivato da un lato una nuova idea di formazione legata ad una nuova concezione dello spirito umano ma anche della cultura e della storia, e dall'altro una riaffermazione dell'educazione, del rapporto educativo, della scuola e della famiglia come momenti centrali di ogni formazione umana e che vanno assunti in tutta la loro problematicità formativa.
  • Johann Friedrich Herbart (1776 – 1841)

    Il pensiero di Herbart parte da posizioni esplicitamente antiromantiche. Con Herbart emerge con piena chiarezza un impegno della pedagogia a costituirsi come scienza, seppure come scienza filosofica. L'altro carattere fondamentale di questa concezione educativa è legato invece al profondo umanesimo che la ispira. L'obiettivo finale della pedagogia resta quello di formare l'uomo e di formarlo come totalità armonica e come persona responsabile.
  • Friedrich Fröbel (1782 – 1852)

    Friedrich Fröbel (1782 – 1852) è il pedagogista per eccellenza del Romanticismo. Il mondo intero per lui è l'immagine sensibile del divenire dello spirito umano. Nella sua concezione le idee di Rousseau e di Pestalozzi nascono a nuova vita, imbevendosi della filosofia romantica. Egli è universalmente noto per aver creato e messo in pratica il concetto di Kindergarten (Giardino d'infanzia corrispondente all'odierna scuola dell'infanzia).
  • Antonio Rosmini (1797 – 1855)

    Sull'unità dell'educazione (1826). Sostiene che l'educazione deve essere coerente con sé medesima e unica. Tale unità è raggiungibile solo attraverso l'elemento religioso che deve dominare, anche se non esaurire, l'insegnamento. L'educazione è unita secondo tre criterì di unità: del fine, delle dottrine, delle potenze. Si afferma anche l'idea del valore fondamentale dell'individuo in tutto ciò che ha di proprio perché il fine principale dell'educazione è quello di formare il cuore dell'uomo.
  • Édouard Séguin (1812 – 1880)

    Édouard Séguin è stato un medico francese ricordato per il suo lavoro con i bambini che hanno deficit cognitivi in Francia e negli Stati Uniti. Ha studiato e lavorato con Jean Marc Gaspard Itard un educatore di persone sordomute, compreso il celebre caso di Victor dell'Aveyron, famoso come "il ragazzo selvaggio". Fu Itard a convincere Séguin a dedicarsi allo studio delle cause e alla formazione del ritardato mentale. Verso il1846 pubblicò Traitement Moral, Hygiène, et Education des Idiots.
  • Herbert Spencer (1820 – 1903)

    In Inghilterra troviamo Herbert Spencer. Egli ebbe un influsso profondissimo sullo sviluppo della pedagogia e delle scienze umane. Fu filosofo, psicologo, pedagogista e sociologo. Nel suo testo "Educazione intellettuale, morale e fisica", coerentemente con i principi della civiltà positivista e con la mentalità tecnico-industriale, pone l'utile al centro dell'educazione. Egli suddivide gerarchicamente in ordine di importanza decrescente gli insegnamenti in attività.
  • Andrea Angiulli (1837 – 1890)

    Fu il padre del positivismo italiano. Nel 1872 scrisse La filosofia positiva e la pedagogia, che è considerata come l'atto di nascita della pedagogia positivista in Italia. Sostenitore della necessità di una pedagogia scientifica che doveva essere l’incrocio tra un’antropologia di base biologica e la sociologia, Angiulli è
    profondamente convinto della necessità e dell’urgenza di un’educazione popolare per la vita della nazione ma inserisce questo problema nel contesto della “questione sociale”.
  • Aristide Gabelli (1830 – 1891)

    Fu il maggior pedagogista del Positivismo in Italia in quanto coerente interprete della rivoluzione culturale del Positivismo e acuto conoscitore dei problemi della scuola italiana. Più che un teorico del positivismo fu colui che volle tradurne in pratica i princìpi nell'organizzazione scolastica. Nel 1880 scrisse Il metodo di insegnamento nelle scuole elementari d'Italia, in cui sostiene la necessità di adeguare i programmi scolastici a quelli delle altre nazioni europee.
  • Roberto Ardigò (1828 – 1920)

    Definisce la pedagogia come scienza dell'educazione che è anche il titolo della sua più importante opera. Egli dice: «la pedagogia è la scienza dell'educazione, per questo l'uomo può acquisire le abitudini di persona civile, di buon cittadino.» Per Ardigò dunque non tutte le abitudini sono educative. Dal punto di vista didattico privilegiò l'intuizione, il metodo oggettivo, la lezione delle cose, il passaggio dal noto all'ignoto, il gioco.
  • Émile Durkheim (1858 – 1917)

    L’approccio del sociologo Émile Durkheim è contrario all’educare in completa astrazione dalla realtà sociale, poiché ciò porterebbe ad una ritorsione dei costumi contro il soggetto, se questi non li rispettasse. La sua opera è stata cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e dell'antropologia, avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la religione e la struttura del gruppo sociale.
  • John Dewey (1859 – 1952)

    Lo strumentalismo, così Dewey chiamò il suo pensiero filosofico e pedagogico, si basa su una concezione dell'esperienza come rapporto tra uomo e ambiente, ove l'uomo non è uno spettatore passivo, ma interagisce con ciò che lo circonda. Il pensiero dell'individuo nasce dall'esperienza, quest'ultima intesa come esperienza sociale. L'educazione deve aprire la via a nuove esperienze e al loro potenziamento. Un ambiente di pluralità di opinioni diverse favorisce lo sviluppo progressivo dell'individuo
  • Maria Montessori (1870 – 1952)

    Il metodo montessoriano parte dallo studio dei bambini e delle bambine con problemi psichici, espandendosi allo studio dell'educazione per tutti i bambini. Per Maria Montessori la disciplina deriva dal "lavoro libero"; essa nasce solo quando nel bambino emerge l'interesse autentico, ossia quando egli "sceglie" il lavoro con il proprio istinto e procura uno stato di raccoglimento assoluto. Compito dell'insegnante sarà lavorare al mantenimento di questo stato tramite l'educazione al movimento.
  • Roger Cousinet (1881 – 1973) - Pedagogista francese

    Allievo di Binet, promosse il "metodo di lavoro per gruppi" (testo del 1925) che ricomprende le materie di insegnamento come attività libere. Al centro della sua proposta pedagogica si trova la socializzazione degli alunni e l'apprendimento diretto mediante l'avvaloramento del metodo scientifico ("L'educazione nuova" 1950). In questa prospettiva l'insegnante non deve guidare, ma aiutare l'alunno stimolando il suo interesse. Secondo Cousinet aveva moltissima importanza il lavoro di gruppo.
  • Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980) - L'epistemologia genetica

    Il concetto di capacità cognitiva, e quindi di intelligenza, è strettamente legato alla capacità di adattamento all'ambiente sociale e fisico. Ciò che spinge la persona a formare strutture mentali sempre più complesse e organizzate lungo lo sviluppo cognitivo è il fattore d'equilibrio, «una proprietà intrinseca e costitutiva della vita organica e mentale». Lo sviluppo ha quindi un'origine individuale, e fattori esterni come l'ambiente e le interazioni sociali possono favorirne lo sviluppo.